La seconda meta è l’Australia: arrivando dall’Asia, la prima cosa che colpisce è lo stacco dal caos di Vietnam e Laos all’organizzazione impeccabile, a volte quasi maniacale, che si vede a Perth, un’organizzazione che però non ne reprime il lato scanzonato.
Scendo lungo la costa occidentale fino al celebre faro di Augusta, dove s’incontrano l’Oceano Indiano con il Pacifico del Sud.
Una delle cose più belle di questa terra sterminata è proprio la costa,
deliziosi scorci come questo,
e le magnifiche spiagge,
con tutte le attività che ci si possono fare durante il giorno,
e quelle che si possono fare di notte, come questi ragazzi che giocano a calcio con un pallone infuocato.
Con un po’ di fortuna, sulle spiagge si può fare anche qualche incontro caratteristico, molto caratteristico.
Proseguendo lungo il litorale verso est, fino ad Esperance, ecco i paesaggi che appaiono,
immense spiagge di questo tipo,
ma anche all’interno è emozionante muoversi su strisce infinite d’asfalto,
così come sono emozionanti gli incredibili colori dei tramonti.
Da una parte all’altra dell’Australia, eccomi a Brisbane, sulla costa dell’est.
Anche qui intorno le spiagge non sono da meno: questa è Noosa, lungo la Sunshine Coast.
Oltre che per il bel panorama, Noosa è molto popolare anche tra i surfisti, ci trovo infatti la competizione più importante al mondo di ”long board” (…o almeno così mi dicono),
ed è altrettanto popolare, tra gli amanti della natura, per l’estesa riserva naturale che ospita i koala. Io però, dopo un’intera giornata a passeggiare lì dentro, camminando per ore a testa in su, di koala ho visto solo questo.
Di nuovo a Brisbane, o per essere più precisi a Manley Harbor, trovo anche l’ottima occasione per partecipare a una regata nella baia,
per poi scendere fino all’eclettica e informale Byron Bay, storico ritrovo di hippies e artisti,
dal cui faro, che segnala il punto più a est di tutta l’Australia, si domina un altro bel tratto di costa.
Proseguo la discesa verso sud, incontrando nuovi scenari entusiasmanti e nuovi straordinari tramonti,
incontrando lungo la via gli animali più caratteristici,
e finalmente anche qualche koala nascosto tra gli alberi,
fino ad arrivare a Melbourne, una città accogliente, dai ritmi meno frenetici di quanto le dimensioni facciano pensare. Una città da contemplare.
Subito dopo c’è la famigerata Great Ocean Road, la panoramicissima strada lungo la costa che si affaccia sui “dodici apostoli”, una sfilata di enormi faraglioni che spuntano dal mare.
Non può mancare una visita nel centro del paese, per vedere Uluru, la montagna sacra degli aborigeni,
insieme ad altre incantevoli immagini del deserto,
dove finalmente, dopo aver visto canguri e koala, ho anche un incontro ravvicinato con un emù
e un altro, un po’ meno ravvicinato, con un dingo.
Ora però è giunto il momento di tornare nel Nuovo Galles del Sud, per una giornata sulle Blue Mountains, ad ammirare “le tre sorelle”,
e chiudere in bellezza con l’affascinante Sydney, l’ultima località australiana che mi fermo a visitare, prima di ripartire.
Anche qui, tanto per non smentire il buon nome della “lucky country”, come chiamano l’Australia, non mancano altri splendidi tratti di costa
e nuovi sbalorditivi tramonti.

































