Lima, Perù. Per la terza volta si cambia continente.
Ma ancor più che nella capitale, la curiosità di conoscere questa nuova terra mi spinge qui,
tra i paesini di montagna con le loro tipiche chiese celesti,
o tra canti e balli organizzati in un cortile per festeggiare la posa del tetto di una casa in costruzione,
dove anche i ragazzini si uniscono all’orchestra con gli strumenti che hanno.
Insomma, in posti come questo, tra Huancayo e Jauja,
tra gli incantevoli colori dei campi di quinoa.
Spostandomi verso sud, per una delle tante strade terrificanti, strettissime e chiuse tra il monte e il precipizio, incontro minuscoli borghi con le case che si contano sulle dita di una mano, e fuori i ragazzini che passano il tempo.
Poi il clima si va modificando, e con lui la vegetazione, si cominciano a vedere i primi cactus,
fino ad arrivare alla deliziosa cittadina di Ayacucho,
forse ancora più bella al calare della notte.
Qui invece si cambia radicalmente: scendendo verso il mare, vicino a Ica, c’è un deserto con dune enormi a perdita d’occhio.
Inevitabilmente, arriva il momento delle tappe più celebri, a cominciare dalle linee di Nazca,
con la strada che le fiancheggia, una di quelle strade nel deserto che si perdono nell’infinito.
Torno poi a gustarmi il fascino delle Ande, sul cammino in direzione di Cusco.
Da queste parti sarebbero tante le cose da mostrare, ma tra quelle che non possono proprio mancare ci sono i coloratissimi banchi di frutta, in gran parte tropicale, che s’incontrano nei mercati,
le facce degli abitanti, facce del Perù,
e un’altra delle scene tipiche, i bambini portati negli aguayos, ripiegati a sacco e ben legati dietro le spalle.
Poi, ovviamente, Machu Pichu, il sito turistico più visitato al mondo, dove però, purtroppo, capito in una giornata un po’ nuvolosa.
Qui c’è uno dei poveri lama, costretti a un’altitudine modesta che mal sopportano, ma tenuti lì per i turisti, per fare stupide foto come questa.
Ancora altri scenari unici delle Ande,
e, parlando di Ande, non può mancare l’incontrastato re della cordigliera: il condor.























