Pochi chilometri, oltre la frontiera, e raggiungo la prima località del Cile, San Pedro de Atacama, tra nuovi scorci di deserto.
Da queste parti si erge la straordinaria cordigliera del Sale, e non è difficile immaginare perché si chiami così.
A fare da contorno, lo spettacolare sfondo della valle della Luna,
con le sue atmosfere surreali,
e intorno alle possenti pareti di roccia, altre sagome dalle fattezze più bizzarre: qui, in basso, sembra sia stata scolpita la statua di un uomo.
La cordigliera è così ricca di sale che in alcuni tratti sembra di stare su una montagna innevata,
invece mi trovo nel deserto più arido del mondo, ad ammirarne l’eccellente vista e le impareggiabili formazioni di roccia,
con alcune di queste che sembrano rubate a qualche episodio di Wile E. Coyote.
Insomma, uno di quei posti che non ti stanchi mai di guardare.
In fondo, in direzione della Bolivia, lungo la catena delle Ande troneggiano i picchi più elevati,
su cui le ore del crepuscolo disegnano visuali incredibili,
colorando tutto lo scenario di calde tonalità.
Dopo quasi due mesi di Sud America, torno nell’emisfero nord, atterrando a Hamilton, Bermuda.
Ci arrivo in un giorno di festa, con sfilate in costume per una delle vie principali,
ma soprattutto in occasione della Newport Bermuda Race: la celebre e impegnativa regata si svolge proprio in questi giorni, come testimoniano i doviziosi addobbi del porto.
Qui, dopo le rigide temperature sugli altopiani andini, posso finalmente godermi questi caldi giorni d’estate,
così come se li godono anche questi bambini.
Il modo migliore per rinfrescarsi, però, più che stare sotto a una fontana, è andare al mare,
a godersi le strepitose spiagge che la natura ha regalato a queste isole,
con le rocce che impreziosiscono le già invidiabili immagini,
dando movimento ai colori e arricchendoli di nuovo colore.
Sopra, intanto, c’è un viavai di questa specie di gabbiani dalla lunga coda;
uno di questi l’ho trovato, a riposare, nel suo nido sulla cima di una roccia.
Altri uccelli, meno timidi, preferiscono mettersi in posa tra le tortuose cavità degli scogli.
Questo è un piccolo fuori-programma, tanto per far capire che genere di posto sia: qualcuno ha perso due braccialetti d’argento, e l’ha scritto su un biglietto per avvisare chiunque dovesse trovarli, per farseli restituire. Bizzarro, no?!? La cosa incredibile è che qui potrebbe davvero succedere…
Ma torniamo ai meravigliosi paesaggi marini, dove qualcuno approfitta della tranquillità delle spiaggette più riparate,
mentre i bambini se la spassano in quelle più ampie.
La cosa più caratteristica, insieme al turchese del mare, è questo colore rosa delle spiagge, che deriva da una miriade di minuscoli frammenti di conchiglie e coralli, e dalla presenza di un particolare microorganismo che ha quel colore.
Le attrazioni non sono però solo sulla costa, tutta l’isola è molto graziosa, c’è molto altro da vedere, come ad esempio questa grotte.
Tutto è perfettamente ordinato, ogni cosa esattamente al suo posto,
anche una chiesa rimasta costruita a metà, sulla cima di un piccolo colle, pare sia la cosa giusta al posto giusto.
Da una parte, se devo proprio essere sincero, quest’ordine totale in alcuni casi sembra anche eccessivo: ogni angolo sembra quasi troppo curato, troppo elegante, sembra tutto troppo esclusivo,
ma come si fa a non apprezzare un posto così?
Insomma, qualcosa mi dice che non potevo scegliere una migliore destinazione per questi ultimi giorni di viaggio,
prima di salire ancora una volta sopra le nuvole; stavolta, però, per tornare fino a casa.
In centosessanta giorni, quasi sei mesi, alla fine ho visitato nove nazioni, effettuando in tutto, compresi scali e spostamenti interni, ventuno voli.
Tornando al bagaglio, nell’ultimo mese ho dovuto appesantirlo po’: per andare al Salar di Uyuni, dove di notte le temperature scendevano fino a -15°, ho fatto una scorta di capi in lana, comprando due maglioni, un poncho, guanti, cappello e sciarpa, oltre a un delizioso zainetto di stoffa colorata per infilarci alcuni dei nuovi acquisti.
Per il resto, durante tutto il viaggio ho perso, in ordine: un orecchino, la custodia dell’i-pod, uno skateboard che avevo comprato in Australia, la giacca di pile pesante, l’asciugamano in microfibra, il coltellino, il caricabatterie della macchina fotografica con la seconda batteria che avevo lasciato a caricare, un maglioncino che mi avevano regalato dopo aver perso la giacca di pile, gli occhialini da piscina, e qualche chilo (giacché, spostandosi in continuazione, spesso di corsa, ogni tanto capitava di saltare qualche pasto).
Sono riuscito invece a riportare a casa, con grande soddisfazione: la macchina fotografica con tutte le fotografie scattate, entrambi i taccuini con tutti gli appunti presi durante il viaggio, una magnifica e indimenticabile esperienza.




































